QUALCHE SPUNTO EROTICO PER PASSARE UN VIAGGIO IN TRENO

Come Roger di Apollinaire, il protagonista del romanzo di Kemedy è un altro Don Giovanni provetto. Lo seguiamo nei suoi spostamenti repentini per l’Italia, dove in ogni porto ha una donna. E, ovviamente, non si fa mancare le scappatelle durante i lunghi viaggi in treno. Nel suo scompartimento c’è solo una ragazza assorta nella lettura di un testo erotico – forse, fintamente assorta. Non sarà un tragitto noioso…

Accosto la porta e tiro le tendine. Dopo qualche minuto di pausa e di simulata agitazione, m’inginocchio davanti a lei, alla sconosciuta ospite delle Ferrovie dello Stato Italiano. Il profondo spacco laterale della sua gonna facilita la mano: dalle ginocchia lentamente sale verso l’inguine. Non trovando resistenza, le tiro su la gonna e al cadere del libro le divarico le cosce, le scosto le mutandine e mi perdo negli umori salsi della sua fica color salmone, breakfast sulle rotaie roventi di un corpo inesplorato.

A occhi chiusi sussurra «Smettila che mi viene dura». Nel contempo, con un gesto lieve, aiuta le tondità dei seni a sputare dalla camicetta di seta. Poi, con accelerazioni improvvise, allontana-riavvicina-allontana l’incorreggibile sorpresa del suo pube depilato. Il calore elettrizzante del suo minuscolo membro femminile in progressiva crescita impone guizzi da anguilla alla mia lingua intenta a lappare.

Osserva con aria innocente i miei accorgimenti, come se si chiedesse se i fiori del croco fossero già prossimi a spuntare, o se i bucaneve fossero già usciti. Ma l’unica cosa che la troia (per me un titolo abusivo, e quindi onorifico per le dilettanti) può scorgere è la sua clitoride dura, in erezione, circuita dalla lingua del suo lavoratore intercosciale.

A missione compiuta, una pausa e poi sbotto «Sei bella!». «Sei bello tu!» risponde, pronta al confronto. Non vuole essere seconda a nessuno. È una femmina della generazione «borro anch’io», ed è inutile che repressori di varia età e condizione cantino in coro «No, tu no!».

Si sottomette con incontrollata adesione alle mie violenze. Mentre la penetro, mi lancia uno sguardo a invocare un pronto orgasmo al silenziatore (chissà perché ha fretta di inspermarsi la vagina). La volto, poi, e percorro il solco tra le sue natiche frementi. «Il culo te lo rompo io!» sibila, e mi ricompongo anche perché è venuta l’ora dell’esibizione del biglietto al controllore.

Tomaso Kennedy, Don Giovanni innamorato

[Immagine di copertina: Francis Giacobetti, Nude with train, 1960-70]

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