Storia_occhio_georges_bataille_filosofiga_illustrazioni

Storia dell’occhio, capitolo 10: L’occhio di Granero

Il 7 maggio 1922 La Rosa, Lalanda e Granero dovevano toreare nelle arene di Madrid. Poiché Belmonte si trovava in Messico, erano presenti gli altri due grandi matador spagnoli: Lalanda e Granero.

Generalmente Granero era considerato il migliore. A vent’anni: bello, grande, di una disinvoltura adolescente, era già popolare. A Simona piaceva molto e, quando Sir Edmond le annunciò che il formidabile uccisore di tori avrebbe cenato con noi la sera della corrida, provò una grande contentezza.

Granero era diverso dagli altri matador: non aveva certo l’aria di un macellaio, ma di un principe grazioso, di presenza maschile e dolcissima, slanciato.

Il costume di matador metteva in risalto la sua magrezza filiforme ed elastica che ogni volta che il toro balzava a fianco del corpo, modellava il suo culo senza difetti. La stoffa di un rosso vivo, la spada scintillante al sole, di fronte al toro morente nel suo pelame fumante, bagnato di sudore e di sangue, completavano la metamorfosi e scoprivano l’aspetto affascinante del gioco. Tutto accadeva sotto il cielo torrido di Spagna, per nulla colorato e tagliente come si potrebbe immaginare, ma solare, calmo, di una luminosità scintillante – molle e torbida – irreale talvolta, tanto la violenza della luce e l’intensità del calore evocavano la libertà dei sensi, la molle umidità della carne.

Da allora collego questa irrealtà umida del fulgore solare alla corrida di quel 7 maggio. Gli oggetti che conservai con cura sono un ventaglio giallo e blu e l’opuscolo popolare dedicato alla morte di Granero. Nel corso di un imbarco la valigia che conteneva questi cimeli cadde in mare, ma un arabo la ripescò con l’aiuto di una pertica, e dunque sono ancora in mio possesso, benché in uno stato miserando: ma pur sporchi e gonfi dall’umidità, mi ricollegano al suolo, al luogo, alla data, a tutto ciò che in me è solo una visione apocalittica e deliquescente.

Il primo toro, quello di cui Simona aspettava i testicoli, era un mostro nero, il cui irrompere fu così impetuoso che malgrado le urla e gli sforzi per spaventarlo, sventrò tre cavalli prima che si riuscisse a far iniziare la corrida. Riuscì a sollevare cavallo e cavaliere come per offrirli al sole, facendoli ricadere pesantemente dietro le sue corna.

Al momento giusto si fece avanti Granero: irretendo il toro nella sua cappa, egli si fece gioco del suo furore. In un delirio di ovazioni, il giovane torero fece girare il mostro nella sua cappa; ogni volta la bestia si ergeva verso di lui in una specie di carica, ma quello evitava di poco l’orrendo scontro, finché la morte del mostro solare fu consumata senza imprevisti.

L’ovazione interminabile cominciò allorché la bestia cadde in ginocchio, con un’incertezza vergognosa di sé e poi si lasciò cadere con le zampe all’aria e spirò.

Simona, in piedi tra me e Sir Edmond, in una esaltazione che eguagliava la mia, rifiutò di sedersi dopo l’ovazione.

Senza dirmi parola mi prese per mano e mi condusse in un cortile esterno all’arena dove regnava l’odore dell’orina. Afferrai Simona per il culo mentre mi tirava fuori furiosamente il sesso. Entrammo dentro una latrina maleodorante dove i moscerini riempivano schifosamente gli scarsi raggi di sole che penetravano ti dentro. Affondai nella sua carne bavosa e rossa la mia mazza durissima che penetrò quella caverna d’amore, mentre io le stuzzicavo, rabbioso, l’ano.

Le nostre bocche dilaniandosi s’incollarono in un bacio senza fine.

L’orgasmo del toro non è più forte di quello che, devastandoci le reni, ci trafisse senza che il mio membro uscisse dal suo sesso, che cosparsi del mio seme abbondante.

I battiti del cuore nei nostri petti – che avremmo voluto nudi per farli toccare sulla pelle – non si calmavano. Simona col culo ancora desideroso di profanazione, e io con il sesso in un’eterna erezione, ritornammo ai nostri posti.

Ma nel posto dove la mia amica doveva sedersi trovammo, in un piatto, i due testicoli nudi. Quelle ghiandole, della grandezza e forma di un uovo, erano di un bianco perlaceo, mezzo rosato per il sangue, analogo a quello del globo oculare.

– Sono i coglioni crudi, disse Sir Edmond a Simona, con un leggero accento inglese.

Simona si era inginocchiata davanti al piatto, che le dava un imbarazzo senza precedenti. Sapendo ciò che voleva e non sapendo come risolversi per ottenerlo, divenne esasperata. Presi il piatto, volendo farla sedere. Subito lo riprese dalle mie mani e lo rimise sulla pietra.

Sir Edmond ed io temevamo di attirare l’attenzione. La corrida languiva. Chinandomi all’orecchio di Simona, le domandai cosa volesse.

– Idiota! rispose, non hai capito che voglio sedermi nuda sul piatto?

– È impossibile, dissi, siediti.

Tolsi il piatto e la costrinsi a sedersi. La fissavo.

Volevo che capisse che avevo capito – pensavo al piatto con il latte… Da quel momento non riuscimmo più a controllarci, a star fermi, seduti.

Questo disagio divenne così irresistibile che lo contagiammo al pacifico Sir Edmond. Lo spettacolo era scadente. I matadores inquieti fronteggiavano avversari snervati dalla stanchezza.

Per volontà di Simona avevamo preso i posti esposti ai raggi del sole: così eravamo avvolti in un vapore umido di luce e di calore che purtuttavia seccava le nostre labbra.

Non era possibile che Simona potesse togliersi i vestiti e posare il suo culo sopra i testicoli. Aveva conservato il piatto nelle sue mani. Volevo possederla ancora, prima che tornasse Granero. Ma rifiutò, pur di assistere allo sventramento dei cavalli, a cui seguiva, come diceva, la perdita e il frastuono, cioè «la caduta delle budella», che la eccitavano fino al parossismo. Non c’era ancora, a quel tempo, la corazza protettiva che protegge il ventre dei cavalli.

I raggi del sole alla lunga ci assorbivano in un’irrealtà conforme alla nostra irrequietezza, al nostro impotente desiderio di esplodere, di essere nudi. Con il viso contratto sotto l’effetto del sole, della sete e dell’esasperazione dei sensi, condividevamo quella deliquescenza malinconica in cui gli elementi non si accordano più. La situazione non cambiò al ritorno di Granero. Finché il toro era sospettoso, il gioco avrebbe continuato a languire.

Quello che seguì, seguì senza transizione: quasi apparentemente senza legame. Non che le cose non fossero legate, ma io nella mia presenza lì ero come assente.

Vidi Simona, con mio terrore, mordere uno dei globi, Granero avanzare e presentare al toro il drappo rosso; poi Simona, rossa in volto, quasi paonazza, avere un momento di oscena oscenità e introdurre l’altro testicolo nel suo sesso aperto e denudato; Granero abbattuto! Accovacciato sulla balaustra, e su quella balaustra le corna impazzite vibrarono tre colpi: una delle cornate trafisse l’occhio destro e la testa. L’urlo atterrito della folla coincise con l’orgasmo di Simona. Alzatasi dal sedile vacillò e cadde; il sole la possedeva intera accecandola, mentre il sangue le colava dal naso.

Qualcuno accorse, s’impadronì di Granero.

La folla nell’arena era tutta in piedi. L’occhio destro del cadavere ancora pendeva.

 

[CAPITOLO 11: IN USCITA IL 25/11]

TUTTI I CAPITOLI DI STORIA DELL’OCCHIO

 

Il blog Filosofiga

Affina la tua eccitazione colta nella sezione ECCITAZIONI COLTE di Filosofiga. Qui potrai trovare sonetti erotici, brani che ti faranno sorridere e riflettere, e molti altri spunti per le fantasie da condividere a letto col partner, prima di buttarti nell’Amore sfrenato. Per esempio, leggi il RESOCONTO DEL SALTO DELLA QUAGLIA.

Oppure, fai come Maddalena, che usa i libri per trastullarsi un po’ in solitudine… L’immaginazione è spesso più eccitante delle immagini stesse! Questo brano di Ovidio ti piacerà.

Scopri le altre due sezioni di Filosofiga:

  • Le sex stories a puntate delle nostre quattro disinibite coinquiline in SEX AND THE SELFIES;
  • I consigli pratici, i trucchi del mestiere, le opinioni degli esperti in SEXPERT. Qui troverai il meglio da sperimentare per la tua vita sessuale e le ultime novità dal mondo dell’erotismo. E molto altro…

Lascia un commento

 

Attenzione! Questo sito è riservato esclusivamente a un pubblico adulto. E’ severamente vietato l’accesso ai minori di 18 anni. Le pagine a cui avrai accesso presentano contenuti e immagini riservati a un pubblico adulto, con riferimenti di carattere erotico. Se per motivi religiosi, morali, personali, etici o altre ragioni, ritieni offensivo  il contenuto sopra delineato, clicca subito il pulsante ESCI. Cliccando invece sul pulsante Accetto, dichiari di essere maggiorenne, che la legislazione del paese da cui stai accedendo ti consente la visione di immagini e testi a contenuto erotico e sessuale, di essere consapevole dei contenuti trattati non ritenendoli offensivi, di non portare in alcun modo a conoscenza di minori tale contenuto e di sollevare da qualsiasi responsabilità Cimi S.r.l. e il sito in oggetto, avendo accettato tutte queste condizioni e informazioni. Cimi S.r.l. e Filosofiga non saranno ritenute responsabili di eventuali conseguenze legali legate all’accesso fraudolento o all’uso fraudolento di questo sito web.

error: