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VENIR CONDANNATO PER AMARE L’ANO DI UN UOMO E NON PER AVERGLI SPARATO (ALL’UOMO)

Negli anni Settanta del XIX secolo, la relazione anticonformista e sovversiva tra i due poeti maledetti Arthur Rimbaud e Paul Verlaine suscitò molta indignazione: le ipocrite convenzioni borghesi aborrivano e condannavano, forse più di ogni altra cosa, la sodomia. I poeti maledetti pagarono con la vita, l’abiezione e il martirio la loro tragica lotta per affermare la propria individualità e libertà di scelta.

Il 10 luglio 1873, a Bruxelles, il poeta ventinovenne Verlaine compra una pistola e la mostra al suo amante affermando: «È per te, per me, per tutti”». Verlaine, quella sera, era su di giri più del solito, arrabbiato perché Rimbaud voleva tornarsene a Parigi. Dopodiché, i due amanti escono a sbronzarsi di assenzio, la «fée verte» che dà l’ebbrezza e brucia il cervello. Tornati in albergo, Verlaine perde la testa e spara due colpi a Rimbaud gridando: «Prendi, ti insegno io a voler partire!». Rimbaud rimane ferito solo al polso.

Il 13 luglio inizia “la stagione all’inferno”, come la chiama Rimbaud: per ordine del giudice t’Serstevens, i dottori Sernal e Vleminckx sottopongono Verlaine a un umiliante esame corporale. Amare un uomo era considerato sicuramente più grave che sparargli. Referto: «Verlaine porta sulla sua persona delle tracce di abitudine di pederastia attiva e passiva». Condannato a due anni di galera e 200 franchi d’ammenda, Verlaine resterà in prigione fino al 16 gennaio 1875.

SONETTO DEL BUCO DEL CULO

Scuro e increspato come un garofano viola
respira, umilmente rannicchiato in mezzo al muschio
ancora umido d’amore che segue il dolce pendio
dalle bianche natiche al limite dell’orlo.

Filamenti simili a lacrime di latte
hanno pianto sotto il vento crudele che le respinge
attraverso piccoli coaguli di marna rossiccia
per andare dove il pendio le chiamava.

La mia bocca spesso si accoppia con la sua ventosa,
la mia anima, gelosa del coito materiale,
ne fece il fulvo nido di lacrime e singhiozzi.

È l’oliva in deliquio e il flauto carezzevole,
è il tubo in cui scende la celeste pralina,
Canaan femminile del dischiuso madore.

[Paul Verlaine e Arthur Rimbaud]

 

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