disegno acquerello uomo sexy che fuma

EP. 5: QUANDO SEI CONTRO LO STEREOTIPO DEI PERSONAGGI BELLI E DANNATI… MA I TUOI ORMONI NO.

Era così bello che non ci potevo credere. Di solito non indulgo in commenti del genere: della bellezza in sé m’importa assai poco, soprattutto se hai solo quella e non sai come usarla. Stavolta però è proprio il caso di dirlo, perché lui è come Louis Garrel in The dreamers e io vorrei tanto infilare la testa dentro il televisore.

 

La prima volta che l’ho visto è stata quando a una festa privata è entrato direttamente in casa con la moto facendosi strada tra gli invitati, noncurante dei loro sguardi basiti, per approdare sul terrazzo e tirarsi via il casco. Tutto molto calcolato.
Aveva occhi grigi così ammalianti e così malinconici che ci son quasi rimasta secca; la pelle chiarissima, diafana, punteggiata qua e là da qualche neo che le dava consistenza.

Chi è questo figo totale, talmente eccentrico da attirare tutta l’attenzione su di sé a una festa da duecento persone?, mi chiedo mentre mi sforzo di rimanere nella sua traiettoria visiva, ma invano: non mi degna di uno sguardo.
Sebbene sia sempre circondato da molta gente, come tutti i belli e dannati che si rispettino, non dà peso all’enorme quantità di ormoni femminili che si sono sprigionati nell’aria dopo quell’entrata in scena – quella messa in scena –­ così eclatante. Lancia il sasso, si bea per poco della reazione suscitata, poi, con l’ego ricolmo, ritira la mano annoiato e torna in disparte. Ha un fascino magnetico che lo farebbe assomigliare a un sole tra mille girasoli, se solo avesse un’aura più calda e confortevole. Invece emana un bagliore lunare quasi bluastro, nefasto.

Io lo guardo da lontano e ho la netta sensazione che sappia benissimo di essere osservato, che lo faccia apposta. Lui non fa niente, non parla, osserva gli altri e basta, con l’aria assente e tuttavia insolente. E fuma.
Fuma mille sigarette, ma non come le fumano gli altri: ha una grazia molto consapevole nel gesto. Le tiene con tre dita, la mano rivolta verso il basso, a nasconderla. Se le accende sotto la camicia perché sul terrazzo c’è vento. Fa tiri molto profondi che gli creano un’insenatura concava nelle guance di un sexy da stare male. Si bagna le labbra tra un tiro e l’altro.

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Resto lì a pascermi del suo candore oscuro per un bel po’, creando una connessione immaginaria coi suoi pensieri – Voltati! Guardami! – finché un treschello bruttarello, un certo Bastiano, si avvicina per dirmi: «Eh, Dorian, Dorian… le ammattisce proprio tutte, persino te, che sei già matta.»
Che mi venga un colpo! Dorian? Non l’avevo mica riconosciuto. Figlio di amici di famiglia, bambinetto dispettoso e fastidioso, che non avrei calcolato di striscio fino a qualche anno fa.
«Scusa, non ho capito.»
«Do-ri-an.» mi ripete a voce troppo alta e persino indicandolo. Che venga fulminato, dannazione!
«Sì e allora?»
«E allora, visto che lo conosco bene, ti faccio il favore di introdurti.»
«Oh, ma che gesto carino da parte tua. Che premuroso… Come farei senza di te? Ma sparisci, PIDOCCHIO.»
«Come vuoi.»
Bastiano si alza, va da lui, gli sussurra due cose all’orecchio guardando nella mia direzione e se ne va. Perché esiste gente così al mondo? Tutto il lavoro di due ore rovinato da quel pidocchio.

Non ho altra scelta: devo andare a salutarlo. Mi avvicino sorridendo e gli tendo la mano per presentarmi. Lui mi fissa impassibile, quasi indifferente, senza dirmi una parola, ma soprattutto senza tendermi la mano a sua volta. Forse non vuole stare al giochetto “facciamo finta di non conoscerci e ripresentiamoci”: il suo sguardo mi fa capire che sa benissimo chi sono. Arrivo a un palmo da lui. Continua a fissarmi. E a fumare.

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[Disegni di Claudia]

Forse vuole darmi due baci. Allora mi protendo verso il suo viso, ma lui non accenna ad abbassarsi nemmeno un po’ per permettermi di darglieli. Contando che è alto un metro e novanta e io un metro e cinquanta, rimango lì come una scema, cercando di alzarmi sulle punte per raggiungerlo. A quel punto, e solo a quel punto, abbozza un lieve movimento verso di me, togliendosi la sigaretta di bocca e inondandomi del sapore di fumo e del suo alito. Poi si blocca a metà strada, costringendomi ad allungare il collo spropositatamente. Ci sfioriamo, ma talmente di sfuggita che non mi rimane alcun ricordo del contatto tra le nostre guance.

Inebetita, senza riuscire a fare una faccia minimamente sostenuta, penso: è un osso duro, questo: non lo si schioda di un millimetro. E invece dico: «Il tuo amico fa il presentatore di mestiere?» Mmm, battuta infelice.
Nessuna risposta. Solo uno sguardo semi-divertito, quasi sadico, come quando si guarda un mostriciattolo rantolante. Battuta molto infelice, gliene do atto.

Si vede che sono in difficoltà e lui quasi ne gode, giudicando dal fatto che non cerca di darmi una mano. Mi lascia annaspare e affogarmi da sola. Onde evitare scene alla “merda ho detto cazzo”, decido di fingermi brilla: gli faccio un sorrisetto accompagnato da un mugolio imbarazzato (sempre stile “mostriciattolo rantolante”) e mi faccio trascinare via dalla folla.

Maledico me stessa per non essere riuscita a essere all’altezza della situazione, maledico quello stronzetto di Dorian per essere stato un pessimo gentleman, ma soprattutto maledico quel pidocchio di BastiAno. Quando sono abbastanza sbronza per fregarmene, cerco il pidocchio, lo trovo, lo bracco, lo appendo al muro e gli estorco il numero di Dorian, minacciandolo di farlo evirare se avesse spifferato qualcosa. Dopodiché, mi perdo nei fumi dell’alcol e mi dimentico della figuraccia, del numero e di tutta questa triste faccenda.

Fino alla scorsa domenica.

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