Clovis Trouille il confessionale Filosofiga

DEI PECCATI LUSSURIOSI DELLE FANCIULLE CATTOLICHE, OVVERO COME FARLO VENIRE DURO AL PRETE

Il Questionario ad uso dei confessori (nel testo, in corsivo) fa parte del manuale “La Chiave d’Oro”, scritto da Antonio Maria Claret, confessore personale della Regina di Spagna e Arcivescovo di Cuba (dove lottò contro il concubinato e i facili costumi). Ogni confessore della sua diocesi doveva possedere e imparare il suo Questionario per interrogare debitamente le fanciulle riguardo le loro pratiche private. (Era uno dei pochi manuali approvati dalla Chiesa come guida per parlare di argomenti sessuali). Claret fu poi santificato per l’enorme contributo che diede alle fantasie sessuali di preti e giovincelle, i quali, in questo modo, scoprirono nuovi oggetti da infilare in vagina (se per caso non fossero già stati eruditi in materia).

Antonio Maria Claret

Ritratto di Antonio Maria Claret

Immaginatevi la scena (noi ci abbiamo provato).

Siamo nel 1850, in una piccola chiesetta di campagna, dentro il confessionale. Da una parte, il giovane parroco, venticinque-trent’anni massimo, bello, ma costretto alla castità; dall’altra, una fanciulla dei dintorni, all’apparenza casta e pura, in realtà molto sgamata e maliziosa, che non vede l’ora di confessare le sue azioni peccaminose al bel prete, facendo la finta pudica.

Pensate a quanto potesse essere carica di erotismo questa scena… Poter parlare finalmente e apertamente di sesso – la Chiesa vi autorizza, anzi vi obbliga a farlo, fin nei minimi dettagli – all’ombra del confessionale, da soli, a bassa voce. La fanciulla gli sussurra nell’orecchio i suoi segreti toccamenti, le sue debolezze della carne, le sue passioni… Gli dice quante volte ha goduto quella mattina, magari persino pensando a lui. Il prete la ascolta, e continua a interrogarla, eccitato. Dopo qualche tempo, si azzarda a stuzzicarla, guidato dal prezioso Questionario – ormai galeotto – ringraziando di trovarvi dentro più informazioni libidinose di quante avesse osato immaginarne.

 

QUESTIONARIO AD USO DEI CONFESSORI

Per interrogare le fanciulle che non sanno o non osano fare la confessione dei loro peccati impuri
PECCATI CHE LE FANCIULLE COMMETTONO ABITUALMENTE IN QUESTA MATERIA
I.
  1. Dedicandosi alla masturbazione, contemplando le loro parti sessuali e facendosi sulle stesse dei toccamenti.

«Ti sei guardata la passerina ultimamente?»
«Sì, Reverendo Padre.»
«Ma l’hai solo guardata… o l’hai CONTEMPLATA?»
«Non saprei, Reverendo Padre, come si fa a dire?»
«Se l’hai osservata per più di 5 secondi, penso sia definibile CONTEMPLAZIONE. Soprattutto se ne hai tratto giovamento…»
«Sì, Reverendo Padre, mi è piaciuto guardarmi la passerina. L’interno roseo e polposo mi ha donato diletto.»

  1. Accarezzando leggermente con la punta della mano la parte superiore della vulva.

«Avrai sicuramente appoggiato la mano sulla passerina, per guardarla meglio…»
«Reverendo Padre, mi vergogno molto. Non glielo posso dire.»
«Non temere, bambina. Il buon Dio perdona tutti.»
«Lo ammetto, Reverendo Padre. Mi sono accarezzata leggermente…»

  1. Toccandosi con il dito la clitoride all’interno del vaso, ecc.

«Quindi ti sei toccata, anche? A me puoi dirlo.»
«Sì, Padre, ho trovato un bottoncino nella parte superiore del vaso… e ho scoperto che, sfregandolo leggermente, ne derivava un gran piacere. E non sono più riuscita a smettere…»

  1. Introducendo il dito nella vagina.

«Per donarti il perdono, cara, devo sapere esattamente quale genere di toccamenti sono avvenuti. Ti sei accarezzata solo esternamente o, come dire… hai introdotto un dito dentro la parte più rosea e polposa, per donarti piacere?»
«Non solo il dito, Reverendo Padre…»

  1. Introducendo nella vagina un pezzo di legno arrotondato o un altro oggetto raffigurante il membro virile.

«E cos’altro, di grazia, hai inserito nella tua passerina?»
«Padre… lei sicuramente conosce Beatrice. Vede, Padre, la Bea tiene nascosto dietro l’inginocchiatoio un… gingillo, ecco, di forma allungata ma rotondo in punta. Lei lo chiama il suo “gioiello religioso”. Stamattina, Padre, prima di venire qua da lei, stavo pregando sull’inginocchiatoio e, improvvisamente ricordandomi del diletto della Bea, pensai che mi avrebbe aiutato a espiare la colpa dei miei toccamenti, che mi avrebbe infuso la sua grazia e il suo potere mistico… e siccome tenevo le mani giunte, non sapevo proprio dove metterlo. Poi mi sono ricordata che la Bea, per pregare meglio, se lo infila tra le cosce. E così ho fatto anche io.»

  1. Appoggiando le parti sessuali contro i piedi di un tavolo, o contro lo spigolo di un muro per eccitare la polluzione; o strofinandole contro la sedia dove la fanciulla è seduta, o sedendosi a terra e applicando la parte terminale del piede sulla vulva; o ancora incrociando le cosce ed esercitando una pressione sulla matrice; facendo movimento su se stessa per produrre sensazioni veneree, ecc.

«E ti piace strusciarti contro l’inginocchiatoio?»
«Oh, sì, Padre. L’inginocchiatoio è il luogo perfetto: mi siedo sui piedi, stringo tra le cosce il gioiello religioso della Bea e mi divido le natiche coi talloni…»
«Continua… in che altro modo preghi?»

Tutti questi mezzi per arrivare alla polluzione sono della stessa natura. [polluzione = orgasmo].
Non c’è assolutamente bisogno di far spiegare alla penitente quali di questi modi ha usato, perché il confessore non otterrà mai la verità, e la vergogna potrebbe impedire la confessione. […]

II.

Facendosi dei toccamenti una fanciulla ad un’altra fanciulla o molte fanciulle tra loro. Dedicandosi alla sodomia fra fanciulle, talvolta le sorelle fra loro, soprattutto se dormono nello stesso letto, una applicando il piede, la coscia o la gamba dell’altra sulle sue parti sessuali, ecc. e provocando così la polluzione.

«Bé, ecco… Vede, Padre… a me e alla Bea piace pregare insieme. È lei ad avermi insegnato come si fa.»
«Devi portarla a confessarsi il prima possibile.»
«Senza dubbio, Reverendo Padre. Verremo insieme, domani, così che lei possa impartirci il castigo che meritiamo…»

III.

Facendosi dei toccamenti fra un fanciullo e una fanciulla, nelle parti sessuali. Talvolta cercando di fornicare, sia pure in maniera imperfetta.

«E dimmi… hai provato a fare con qualche amichetto quello che fai con la Bea?»
«Giammai, Reverendo Padre. Solo la Bea conosce il sapore della mia passerina…»
«Molto bene, bambina, molto bene.»

IV.
  1. Bestialità. Applicando la matrice su un animale qualunque, e strofinandosi contro di esso per arrivare alla polluzione.

  2. Introducendo nel vaso il becco di un pollo o di una gallina. oppure mettendo saliva o pane nella vulva e attirando un cane per farsi leccare dall’animale le parti sessuali. O ancora, masturbando un cane per fargli irrigidire la verga e introdurla nella vagina.

«La Bea mi ha detto che provare piacere non è peccato. È peccato solo se lo fai con un uomo… Mi ha anche detto che, quando lei era stanca, potevo farmela leccare dalla cagnetta del contadino… perché è una femmina e in questo non consiste peccato.»
«Su questo argomento mi trovi impreparato, bimba mia: il manuale parla solo di cani con la verga, e non di cagnette. Ma se vieni di là nella cappella, possiamo chiederlo al diacono. Dicono che se ne intenda. Tre Ave Maria e un Padre Nostro, prima di accompagnarti…»

Antonio Maria Claret, La Chiave d’Oro;

Filosofiga, Dialogo tra un chierico e una fanciulla.

[Immagine di copertina: Clovis Trouille, The confession]

 

Vuoi saperne di più sulle confessioni erotiche? Leggi quelle anali e animali, nell’articolo: UN BUCO È UN BUCO, UN UCCELLO È UN UCCELLO. Troverai il leitmotiv della fanciulla che si fa leccare dal cane.

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