Mad_sbronza_Sex_and_The_Selfies_Filosofiga

EP. 17: COME LASCIARE UN UOMO QUANDO SEI SBRONZA? CI PENSA LA TUA MIGLIORE AMICA!

Rientro all’ovile delle Selfies molto tardi, sbronza nera, dopo una notte terribile a vagare per la città in cerca di un senso. Una ciucca triste e sola. Riesco a malapena a infilare le chiavi nella toppa. La luce del corridoio mi ferisce gli occhi. Trascino la mia carcassa fino al divanetto in entrata. È pieno di borse e giacche e cappelli e foulards e scontrini di tutte noi coinquiline. Butto tutto per terra con una manata e ci svengo sopra. Dio come sto! Sono in uno stato incomprensibile. Il mio corpo non risponde ai comandi, ma la mia mente è lucidissima.

Cazzo di Dorian, pezzo di cane, figlio di uno sciacallo! Serata assurda. Ho giusto il tempo di pensare “sto qua ancora 5 minuti, riprendo il controllo della mia coordinazione motoria e vado a morire nella mia stanza… sola come un cane”, che subito mi giunge la risata contagiosa della mia amica Frida dal salotto. Oh, le ragazze! sono ancora sveglie per fortuna. Ho bisogno di essere scortata fino in camera senza attentare alla mia vita. Aiutooooo mi sentite? Sono qui… in entrataaaa… Venite in mio soccorso! Nessuno sa che sono tornata e nessuno mi sente perché non riesco a emettere suoni. Qualcuno deve tenermi i capelli mentre svuoto il Gin nel cesso.

«Quindi ci devo rinunciare?» dice una voce maschile. Mmmmm… Frida si sarà portata qualcuno a casa. Bene. Speriamo non sia uno dei suoi soliti vecchiacci bavosi. No… sembra una voce giovanile. E nemmeno troppo marciona. Bene, bene.
«Non dico questo. Dico solo che non fai un buon affare: Mad fa schifo.» risponde Frida.
Cosa cosa cosa??? Cosa odono le mie orecchie? Di cosa stiamo parlando?
«Tu dici? Sarà questo il suo segreto?» chiede la voce maschile. Questo timbro mi dice qualcosa, ma in questo momento non mi sovviene. Sono a pezzi.
«Macché segreto, lo sanno tutti che Mad è una cagna laida.»

Beh, a questo punto… anche se sto per vomitare e mi gira tutto, mi tocca stare qua ad ascoltare. Faccio uno sforzo enorme per sistemarmi un po’ più comoda e mettere la testa in una posizione che non mi faccia pentire di essere nata, poi mi concentro sul dialogo.
«Dimmi la verità» continua Frida, «Tu l’hai mai annusata?»
Ma ti pare che chiede queste cose a uno sconosciuto? E poi annusata cosa?
«Ehm… no. No, non l’ho mai annusata.»
«Ecco, vedi? Allora te lo dico io. Maddalena si lava una volta alla settimana se va bene e, quando lo fa, comunque è solo un blando sciacquarsi. Credi che usi il sapone? Ma va. Si passa le mani velocemente sugli occhi e sotto le ascelle, come i gatti…»
Frida, ma che dici? Con chi mi stai sputtanando? Se non fossi conciata così male, verrei lì ad aprirti il culo!

E continua: «Non fraintendermi, eh: io la amo. È solo che la conosco troppo bene da troppo tempo. È davvero un po’ schifosa. L’altro ieri mattina, l’ho vista mettersi il deodorante senza essersi lavata le ascelle. E poi, dopo essersi vestita, ha annusato ancora, ha fatto la faccia “schifo-vomito”, ha preso un profumo all’ambra indiana da Alma e se l’è spruzzato sopra i vestiti. E anche dentro le mutande! Lo capisci, adesso, che fa schifo?»
«Ma… io… non saprei. Cioè… non lo so, non mi pare».
«Lascia che ti spieghi chi è Maddalena, così eviti di starci più male del dovuto per una che dovrebbe essere abbandonata a vivere in una discarica. Va bene, caro Ben?»
Oh Gesù Dio. È Ben. Cosa ci fa qua il mio tonno in scatola? È uscito dalla credenza? Perché è in casa nostra? E soprattutto… perché cazzo è con Frida? Dio mi gira la testa. Questa non ci voleva.

 «Mad è una ragazzina perversa e con gravi disturbi psichiatrici: ninfomania, megalomania, istinti autodistruttivi, tossicodipendenze varie… Egocentrismo, menefreghismo, alcolismo… Si dimentica di bere acqua, nel senso che ne beve un sorso una volta ogni due giorni, però si ricorda perfettamente a che ora comincia l’aperitivo. Mangia solo formaggio e beve solo vino. Probabilmente in un’altra vita era un topo di fogna che ha scoperto la cantina di un’enogastronomia e vi è morta dentro.»
Ahahaha bella questa, Fri. Sta evidentemente cercando di far desistere Ben dall’intento di gettare il suo tempo nel cesso… insieme a me… e al mio vomito. Ma non sembra funzionare. Fri, forse devi rincarare un po’ la dose.

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«Quando va a ballare non mette le mutandine. Quando esce con qualcuno che vuole sedurre non mette le mutandine. In effetti…» tipica pausa alla Frida, «non mette quasi mai le mutandine. Hai idea di quante volte sia tornata a casa con le cosce irritate, le croste, la patatina in fiamme, la candida, i pruriti?!»
Ottimo! le malattie spaventano tutti. Vai così.
«E allora come fa a essere sempre piena di uomini?! Scusa se te lo chiedo, ma so che ne ha tanti…»
Povero Ben. Siamo proprio due infami. Fri, vacci piano.

«Ah, beh… Perché ha un certo talento, questo è sicuro. Anche a fare schifo come lei ci vuole talento. E ha anche un discreto fascino. Io vado pazza per la sua capacità di strafottersene… si siede per terra in mezzo al piscio perché dice: “senti, mi piace fumare seduta, ok?”. È un mostriciattolo adorabile. Ma da qui a rimanere accecati dai suoi atteggiamenti ce ne vuole… perché comunque fa schifo.»
«Ma… non credi che schifo sia una parola un po’ forte per una ragazza come Maddalena?»
«No.»
«Ma è così piccola e carina… sembra una caramellina…»

«No. Io non capisco come voi maschi facciate a vederla in questo modo. Tutti eh! Tu-t-ti! Nessuno che si renda conto dello schifo. Vi fate abbagliare dai suoi specchietti per le allodole quando esce e si mette un po’ in tiro. Solo noi amiche ce la becchiamo in tutto il suo splendore… Voi non la vedete pulciosa sul divano, che si gratta la testa perché probabilmente ha i pidocchi o qualche insetto che ci ha fatto il nido dentro. Non mi guardare così sbalordito… Ti faccio un altro paio di esempi. Tu cosa diresti se vedessi una che cammina sempre scalza, che sul calcagno ha uno strato nero di giorni e giorni, uno zoccolo duro ruvido sotto il tallone, e che quando torna a casa mette quei piedacci sozzi sul tavolo, si stappa una birra e tra un sorso e l’altro si scaccola tra le dita, togliendosi i peli dei calzini, e, poi, non contenta, si porta il piede alla bocca e si mangia le unghie?»

Povero Ben. Probabilmente gli viene più da vomitare che a me. Vai Frida, tira fuori i miei altarini peggiori! Sgancialo. Così poi vieni qua e mi metti a letto!
«Direi che fa schifo.»
«Esattamente.»
«Però è una così bella persona… mi ha fatto dei discorsi così pieni di passione e di buoni sentimenti quando siamo usciti: mi ha incantato.»

«Ma certo: è incantevole. Incantevole come un sorcio. Per colpa sua, qua a casa, abbiamo condizioni igieniche da terzo mondo. Il suo bidé rigurgita pastasciutta. Il cesso sa di fogna. Il pavimento della doccia è sempre pieno di acquetta ristagnante. E pensi che lei faccia qualcosa? Ma va. Se ne sbatte altamente. Forse non se ne accorge nemmeno, abituata com’è a vivere nel caos più totale. A me fa ridere… però, ecco, non ci starei mai insieme, non la vorrei come fidanzata, perché bisognerebbe sempre occuparsi di lei. Noi amiche e coinquiline facciamo la nostra parte… facciamo quel che possiamo. Per fortuna io non condivido il bagno con lei e non entro quasi mai in camera sua. Pensa che ha una caffettiera elettrica come sveglia sul comodino… dice che le serve ma in realtà non la usa mai. L’altro giorno l’ho aperta… E quasi muoio dallo schifo. C’era un fondo di caffè pieno di muffa. Sai quanto ci mette il caffè a far la muffa? Hai mai visto le sue lenzuola? Sì, lo so: vorresti molto entrare nel suo letto, ma aspetta che ti dica cosa c’è sopra.»

Fri, queste son cose che non deve sapere nessuno. Va bene che lo vogliamo scaricare, però, per l’amor di dio. “Non divulgare informazioni preziose ai bellimbusti” è la prima regola. Te ne sei dimenticata? Amica, sbrigati che sono in putrefazione. Non resisto più… e non ho voglia di farmi vedere da Ben.
«Ti faccio l’elenco delle cose che trovi nel letto di Maddalena, così ti fai un’idea. Iniziamo dai peli: peli del culo, peli pubici e peli del petto dei suoi uomini sono la cosa meno grave. Fa dormire tutti nelle stesse lenzuola. Non le cambia mai. Chiedono pietà. Poi: liquidi di ogni genere e specie, ormai seccati: vino, caffè, sangue mestruale, sperma, muco vaginale, muco generico, sudore, squirt, vomito, piscio, cacca arrosto… sì, cacca, Ben, hai sentito bene…»
Ennò eh! Questa storia no, cazzo! Ho già avuto una serata abbastanza difficile…

Mi sveglio stamattina nel mio letto. Un cerchio alla testa. Puzzo. Scena tipica: apro un occhio. Vedo che c’è qualcuno. Non ho la più pallida idea di chi sia questo qua di fianco a me. Ogni volta spero solo non sia un ciccione.

È girato di schiena, non lo vedo in viso, ma non sembra un ciccione per fortuna. Cos’è successo ieri? Cos’ho fatto? Sono uscita con Dorian, no? E allora perché non c’è lui nel mio letto? Faccio mente locale. Mi sembra di essere tornata a casa da sola… ero in uno stato pietoso. Sì, sì, ero da sola. E allora chi è ‘sto qua? Come c’è entrato nel mio letto? Ah già! Frida! Ben! Ma che cazz…? Prima che possa continuare il pensiero, Ben si gira, apre gli occhi e mi guarda. Gli spunta una mano di donna da dietro. La mano di Frida.

«Buongiorno amica! Che ore sono?» fa capolino da dietro il nostro ospite.
Ho la gola secca, so che se provassi a dire qualcosa mi uscirebbe una voce dell’oltretomba, quindi preferisco richiudere gli occhi e far finta di dormire. Poi mi ricordo che devo andare in università.
Mi alzo, mi sbatto sotto la doccia, Frida mi segue.
«Ti abbiamo trovata svenuta in ingresso. Ti abbiamo messa a letto e mentre controllavamo come stessi, ci siamo addormentati. Tutto bene?»
«Mmmm sì.» grugnisco, «è stata una serata complicata. Ora devo andare a scuola…»
«È sabato, amica.»

«Ah sì? Beh, devo andare a scuola lo stesso. Chiedi scusa a Ben da parte mia per la pessima figura. Buona colazione.». Poi ci ripenso: «Fri…» bisbiglio, «Abbiamo fatto qualcosa?»
«No, no, tranquilla. Sarebbe stato uno stupro. Ben è un bravo ragazzo, si è premurato che ti togliessi i vestiti sporchi e si è anche girato dall’altra parte mentre lo facevo. Mi piace, sai? È proprio carino.»
«Bene, brava. Resta pure nel mio letto con lui, allora. E cambiatemi le lenzuola, dopo, già che ci siete…»
«Hai sentito tutto ieri, vero?»
«No, tutto no. Qualcosina.»

«Scusami, pensavo di farti un favore.»
«Infatti. Mi fai un altro favore? Fattelo tu. Mi sembra il tuo tipo.» le dico. So che stava aspettando solo il mio permesso.
«Ha un bel pisello.» aggiunge lei, mordendosi le labbra.
«?»
«Gli ho dato una controllatina, ieri notte.»
«Bene, bravi. Avete la mia benedizione. Adesso levati dalle palle che devo darmi una ripigliata.»
«Va bene, ciao. Dopo ti racconto tutto.»

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