LA POTENZA DELLO SGUARDO ALTRUI. 5 cortometraggi sull’omosessualità al Lovers Film Festival

5 cortometraggi a confronto sul tema dello sguardo altrui

Il Lovers Film Festival ha ristrutturato la programmazione sulla base di nuove categorie. Uno dei concorsi più interessanti della nuova veste del Lovers è FUTURE LOVERS, amanti futuri, che vede gareggiare diversi cortometraggi accomunati dall’indagine sull’amore futuro, o nel futuro.

I cortometraggi sono spesso i primi lavori dei registi, oppure i più sperimentali. Essi ci permettono infatti un’incursione privilegiata nelle nuove tendenze cinematografiche. Per questo ritengo che il lavoro e la ricerca di registi non ancora affermati, e spesso molto giovani, sia un punto d’osservazione meno viziato e quanto mai interessante per riflettere su dinamiche sociali, emotive e sessuali non ancora del tutto comprese.

Il tipo di amore raccontato in questi film è un amore diverso, appena scoperto, che non trova espressione nel presente della scena cinematografica, se non per brevi istanti, e che sembra possibile soltanto in un altro luogo, in un altro tempo. Questo vale non solo per i contesti geopolitici più repressivi della sessualità, come ci aspetteremmo, ma anche e soprattutto (il film svizzero è emblematico in tal senso) in seno a quelle che sappiamo più aperte e tolleranti.

Non si tratta solo di una questione socio-culturale. L’omosessualità (in questi casi maschile) si scopre, si accetta, si capisce, si vive e si combatte innanzitutto in prima persona, sia come individui sia come oggetti dello sguardo altrui. L’altro non è solo un membro della società o di un gruppo, benché questo fattore sia comunque molto influente, ma un potenziale nemico fisico, un avversario diretto che ci guarda, ci influenza e ci minaccia in modo primordiale. Le dinamiche di umiliazione, vergogna, desiderio e potere trascendono infatti il socialmente determinato o costruito per andare a pungolare qualcosa di più profondo che esiste nell’essere umano e che questi registi ci costringono a guardare.

Domenica 18 giugno alle h 14, al Cinema Massimo di Torino, verranno proiettati i seguenti film. Non perdeteveli, sono commoventi e non si trovano da nessuna parte.

CONTESTANT #4

I registi Jared Joven e Kaj Palanca sono due liceali che mettono in scena un dramma generazionale straordinariamente sensibile. Un diciassettenne va a trovare un suo amico più anziano con cui sembra essere in confidenza da tempo. È un incontro tra due età diverse e tra due omosessualità diverse. Il ragazzo, dopo aver osservato l’amico lavare i vestiti a mano invece che in lavatrice, scopre una sua foto che lo ritrae da giovane abbracciato a un altro uomo. Prende così il coraggio di confessargli la sua omosessualità.

Il gioco di sguardi è sfaccettato: il vecchio riesce a comunicare col suo alter-ego più giovane solo quando entrambi si trovano a essere spettatori di un filmino (una vera pellicola 8 mm appartenente al nonno di uno dei due registi) in cui il primo sfila vestito da donna per un Contest. Lo sguardo del giovane che si sta affacciando alla sessualità scoprendone un’altra più lontana nel tempo diventa per l’anziano un modo diverso per mostrarsi, al ragazzo e a se stesso. (È una delle scene più commoventi che abbia visto al cinema nell’ultimo periodo).

MILLIMETERLE

MILLIMETERLE Shortfilm Trailer from Pascal Reinmann on Vimeo.

Pascal Reinman ha girato un film molto forte: mi ha ricordato il Nastro Bianco di Michael Haneke, in qualche modo. Cinque ragazzini di 13-14 anni sono in una piscina al coperto. Alcune persone stanno partecipando a una lezione di aerobica, saltellando con lunghi galleggianti che evocano la forma fallica. Uno dei ragazzi, quello che sembra il più grande, probabilmente sovreccitato dalla situazione, spinge il suo amico Yannik, un ragazzo biondo, taciturno e apparentemente fragile, in piscina.

I due iniziano a lottare in acqua, toccandosi e contorcendosi. Yannik, per sfuggire alla morsa dell’amico, lo attacca alle parti basse, provocandogli un’erezione. Il ragazzo si immerge subito in acqua per nascondere l’eccitazione allo sguardo degli altri. Quando riemerge, si scaglia contro Yannik chiamandolo “brutto frocio” davanti ai compagni. Dopodiché, i 5 ragazzi organizzano una bravata e rimangono in piscina dopo la chiusura. Sarà una nottata all’insegna dell’umiliazione, della vendetta e del desiderio, tra sguardi di sottomissione, sfida e paura.

WE LOVE MOSES

La dinamica dello sguardo altrui è cruciale in questo film di Dionne Edwards. Il punto di vista è quello di una dodicenne sveglia e curiosa che per la prima volta fa a botte e scopre il sesso. Elle è innamorata del migliore amico del fratello maggiore Michael, che si occupa di lei mentre loro madre va a lavorare. Ovviamente, a casa con loro c’è sempre anche il bellissimo Moses, oggetto costante dello sguardo di Ella che viene a sua volta osservata dalle invidiose compagne di classe mentre cerca su internet le tecniche per praticare una fellatio.

Una sera come tante, Ella sgattaiola fuori dalla sua stanza per andare a sbirciare i due ragazzi, scoprendo una relazione intima tra loro. La madre, però, quella stessa sera torna a casa prima del previsto e sorprende la ragazzina accovacciata sull’uscio. I due amici hanno giusto il tempo di ricomporsi e di salvarsi da un ulteriore sguardo indagatore, ma da quel giorno la loro relazione s’interrompe bruscamente. Anni dopo, Ella si domanda se fosse stato il suo sguardo a deviare prepotentemente il corso degli eventi e se le cose non avrebbero potuto o dovuto andare in altro modo.

PRIA

In Indonesiano, “Pria” significa uomo, ragazzo, maschio. Il film di Yudho Aditya è infatti la storia di un giovane uomo, Aris, sofferente a causa delle aspettative che la madre, la futura moglie e il padre di questa hanno nei confronti del suo ruolo virile. Aris, infatti, è omosessuale ma costretto a sposarsi con una ragazza che lo disprezza, sotto lo sguardo provocatorio e umiliante del suocero, che gli spiega come soddisfare la figlia mantenendo un’erezione con l’aiuto del crine di cavallo.

La madre, dal canto suo, ha gli occhi di chi sa ma vorrebbe fosse altrimenti: l’unica opzione possibile per il figlio in quella società è sposarsi e procreare. L’unico sguardo comprensivo è quello del professore di liceo, anch’egli omosessuale, con cui Aris si scambia un bacio disperato e insieme rassegnato all’ineluttabilità della propria condizione. Come in The Contestant #4, Aris si veste con un velo da donna in un ultimo momento di verità con se stesso, ma a differenza che nell’altro film, non c’è condivisione di punto di vista: il ragazzo danza da solo, nello stesso specchio in cui, poco dopo, dovrà guardarsi vestito da sposo.

UN JUEGO

Due fratelli messicani giocano in una stanza. Nel film di Santiago Celorio, più che nei precedenti, lo sguardo degli altri è quello dello spettatore, il voyeur per eccellenza, che entra in un’intimità infantile che non gli compete. La telecamera, infatti, s’infila impertinente nel loro mondo, nel luogo sacro creato per il gioco, e sbircia oltre le tende e le capanne, persino sotto le lenzuola.

Il fratello maggiore è alle prese con la scoperta di se stesso e della propria sessualità. Come succede anche in Millimeterle, chi è in preda allo sconvolgimento e al dubbio è colui che attacca per primo, per paura. In questo caso, però, a differenza dell’altro film, è solo un gioco tra fratelli… fino a che, da gioco, non si trasforma in qualcosa di più che lascerà il ragazzo profondamente scosso e colpito, tanto da allontanarsi simbolicamente, forse per sempre, dallo sguardo del fratellino e dai loro giochi infantili.

 

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