illustrazione, disegno di ragazze che si fanno un selfies con le tette di fuori

EP. 3: L’INIZIO DEL COINQUILINAGGIO (PARTE 3). L’arrivo di Alma.

Prima di aprire del tutto il portone dò una sbirciatina. Eccolo lì: sta guardando in alto alle finestre dell’ultimo piano. Chissà cosa si aspetta di vedere. Insomma, chiamarlo ragazzetto mi sembra un po’ esagerato, però sì, in effetti è un ragazzino. Un ragazzino carino, a dirla tutta. Non mi ricordo più dove, ma so che l’ho già visto da qualche parte. Devo imparare a chiudere il dannato becco e smetterla di divulgare il mio domicilio nelle serate in cui alzo il gomito. È anche possibile che l’abbia invitato io, per quel che ne so e che mi ricordo.

Pare non ci sia modo di svignarsela senza farsi vedere, che palle non ho proprio voglia stasera. Vada per la corsa a passo lesto e leggiadro con il cappuccio tirato fin sugli occhi: non mi riconosce di sicuro, soprattutto se mi ha incontrato in giro di notte. Gli passo di fianco in un batter d’occhio e prima che possa girarsi verso di me e realizzare qualunque cosa, sto già mettendo in moto la macchina, che per fortuna è parcheggiata subito davanti al portone. Bomba. Andata.

In strada c’è un delirio, ci metto una vita a raggiungere la periferia. Poi, alla fine, scorgo in lontananza una piccola silhouette di un pulcino bagnato: Alma è sul ciglio della strada davanti alla sua ormai ex casa, riparata a metà sotto un balcone, con due valigie più grandi di lei e in braccio un cactus. Ormai è quasi buio, ma vedo che ha la faccia pesta. I suoi bellissimi capelli sono appassiti.

 

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[Disegno: Anna]

«Dallo a me che se freno te lo pianti nel gargarozzo», le dico per sdrammatizzare mettendo la cintura al cactus sul sedile posteriore. Lei accenna un piccolo sorriso e inizia a raccontare, mentre io mi avvio verso la casa delle Selfies. Il suo fiume di parole si mischia e si confonde col fiume di acqua nei grandi viali; è tutto molto umido.

«Mad, non posso tornare dai miei, dopo il casino che ho piantato per andare a vivere con Simone».
Lo ben so, mia cara. Me lo ricordo bene, penso, ma non dico niente. Non è il momento di rivangare il passato.
«Non è per il fatto che mi sgridasse in continuazione quando era nervoso, né perché si dimenticava di pagare le bollette, spiantato com’era. Forse non è nemmeno perché non scopavamo più tanto».
Beh, se non ci si lascia per questo!, penso, ma non dico niente. Non è il momento per farla sentire ancora più casalinga frustrata. La lascio sfogare.

«È la perdita totale di complicità, il tornare a casa e sentire quest’aria pesante che ti attanaglia, che ti butta giù, che ti fa considerare sul serio l’idea di scappare durante la notte perché ti sembra di dormire a fianco di uno sconosciuto… che per di più manco ti sfiora. E a un certo punto non lo riconosci più. E non riconosci nemmeno te stessa, quando ti guardi allo specchio e sai che ti stai dicendo balle da troppo tempo. Cosimo ha fatto da collante: la verità è che siamo rimasti insieme per lui».

«Caspita, Al, sembra un incubo». Dico affranta senza aggiungere nient’altro. Poi non riesco a trattenermi: «Cosa vuol dire che non scopavate più tanto? Intendi… poco…o più…PIÙ
«Mad ma cosa ti devo dire… Talmente poco che rasenta il niente. Non c’è mai stata una grande intesa tra me e Simone… io non lo cercavo molto fisicamente e lui… nemmeno negli ultimi tempi. E poi ‘sta cosa del culo stava iniziando a diventare ossessiva».
«In che senso, scusa?» le chiedo mentre penso alla tipica situazione di una convivenza stantia, in cui a un certo punto l’uomo decide di forzare la mano e di compiere un gesto un po’ forte, illudendosi di riguadagnare la passione di una volta e con essa anche la sua dignità maschile. Ci sta, ma non funziona. Soprattutto con Alma.
«Nel senso che le poche volte che lo facevamo, lui provava sempre a mettermelo LÌ, ma poi a me faceva malissimo; mi chiudevo, mi spaventavo e allora finivamo per non farlo proprio del tutto».

«Mmmm. Che cosa provava a metterti LÌ? Il cactus?»
Alma mi guarda allibita.
«Dai, Al, non hai notato che il tuo cactus ha la forma di un pene? Con le due palline e l’asta?»
Lei gira la testa verso il sedile posteriore, poi torna a guardare me. Poi si volta di nuovo e osserva il suo cactus per qualche secondo. So che le scappa da ridere ma che non vuole infrangere l’atmosfera drammatica che ha creato, per cui si trattiene.
«Simone ha cercato di ficcarti un caZtus nel culo?»
«Ma no!» dice lei secca.

«Eddai, scherzo! Si fa per stare allegri! »
«Forse sarebbe stato meglio del suo inutile pene.»
«Addirittura, Al. Addirittura. Io comunque non ti consiglio un cactus nel culo, sebbene sia sempre propensa ad aprirmi a nuove frontiere. Ma perché hai fatto finta di stare bene per tutti questi ultimi mesi?»
«Eh, te l’ho detto, per Cosimo!»
«Alma, ma è un cane!»
«Sì, lo so, però è il nostro cane!»
«No, è il cane di Simone. E quella è la casa di Simone».

Alma sta per ribattere ma molla subito il colpo: mente a se stessa e lo sa bene.
«Sì, hai ragione Mad. Lo so anch’io. Cosimo è una scusa. Mi sono infilata in una vita che non mi apparteneva davvero».
«Benissimo. Vedo che hai già elaborato abbastanza bene da sola. Considerando quanto sei lenta di solito, devo purtroppo supporre che il tuo periodo di riflessione sia maturato in molto tempo».
«Già». Alma si fa cupa e si tocca la lunga treccia.
«Dai, ti sei presa il cactus! Adesso è il TUO cactus!»
«Già».
«Lo ribattezziamo Cocktus, ti piace?»
Nemmeno la storia del dildo spinoso sembra tirarla su; allora tento un’altra strategia.
«Al, lo sai che si fa ora?»
Lei ci pensa un attimo e poi mi dice: «Si va a prendere un gelato?»

Mi guarda con gli occhi enormi, pieni di speranza e di lacrime. O forse è riconoscenza. A me invece si proietta davanti l’immagine di lei con un gelato in bocca e un caZtus da un’altra parte: associazione di idee fin troppo scontata. Mi sento una pervertita, cancello il pensiero e rispondo: «Sì, anche. Ma prima si va vivere tutte insieme noi quattro e si ricomincia da capo. E il gelato ce lo mangiamo sul divano, che ne abbiamo un freezer pieno!»
Sorrisone. Bene, ha funzionato.
Svoltiamo finalmente nella via di casa. Poi voglio approfondire questa faccenda del culo di Alma, penso mentre prendo il suo zainetto e Mr. Cocktus.
«Maddy, c’è un biglietto per te! Guarda!»
«Eh?»
Alma indica tutta elettrizzata un pezzo di carta lasciato sul portone, con scritto: Per Maddalena. Lo giro e sul retro c’è scritto:

Ho pensato che non fosse serata. Troppo via vai. Ti passo a prendere domani alle 10 per una birra.

 Ben

 

«Chi è Ben?» Mi chiede Alma, adesso tutta ringalluzzita. Lei adora queste cazzate dei bigliettini, del corteggiamento, dei misteri…
«È un ragazzetto carino. L’ho visto prima, ma non so chi sia».
«Cosa vuol dire?»
«Che faceva l’appostato qua sotto mentre venivo da te».
«Ah, tutto chiaro ora» risponde piuttosto dubbiosa.
«Carino…sì. Antiquato, però. Col biglietto sul portone, suvvia: lo poteva vedere qualcuno, rovinarmi la piazza. Cose che non si fanno.»
Alma rinuncia sempre a capire i meccanismi delle mie tresche: non comprende che precise regole del gioco assicurano la riuscita del piano. Non si sgarra, se no va tutto a puttane.

«Però come sei, Maddalena! È stato gentile, non ti ha nemmeno rotto le palle! Domani aspetterà invano qua sotto… quanto? Tutta la sera?»
«Non ho mica detto che non ci esco, Al» la interrompo subito con fare provocatorio. Alma esita un secondo con la bocca semi aperta, un po’ stupita, e poi anche lei mi lancia di rimando un’occhiatina lievemente maliziosa: si deve rimettere un attimo in carreggiata sui giochetti, perché ha perso colpi, la mia Almetta. Vedo, però, che già mentre ci avviciniamo all’alcova delle Selfies, la tristezza che accompagnava la vita con Simone sta già svanendo dai suoi grandi occhi blu. Più che altro, se ne sta temporaneamente dimenticando.

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[Disegno : Clarissa]

Appena varchiamo la soglia, le altre ci vengono incontro in déshabillé e la abbracciano forte; me no perché ho ancora Cocktus in braccio. Capiscono subito che dobbiamo trovare una soluzione per una camera in più, visto l’ammontare di valigie. La sorrellanza va bene e anche la comunione dei beni (ragazzi esclusi… o no?), ma un po’ di privacy ci vuole. Solo che… non ci cresce una stanza.

«Vorrà dire che metteremo un letto in ingresso, al posto dello studiò» dice Milady propositiva e pratica come sempre. Lei vuole che tutto sia sistemato bene e in fretta.
«Mi sto cimentando col cartongesso ultimamente, ti faccio una bella parete divisoria. Si sentirà un po’ di rumore… ma tanto non hai intenzione di fare troppo sesso, no?» aggiunge Frida con una strizzata d’occhio in direzione di Alma: sono amiche dall’asilo e si prendono sempre in giro. Alma scoppia in una risata fragorosa che riempie tutta la casa. Sì, la tristezza è passata in secondo piano. Per ora. Del resto, come si fa a rimanere dispiaciuti davanti a tutte queste belle tettine che sballonzolano e si abbracciano? Come dice Scarlett in Via col vento: domani è un altro giorno. Ed è anche il nostro primo giorno da coinquiline: se ne vedranno delle belle.

FINE PRIMO EPISODIO.

CONTINUA A LEGGERE: VAI AL SECONDO EPISODIO.

Non conosci i personaggi, né l’inizio della storia?

Fai la conoscenza di MADDALENA, la nostra sexy Cappellaia matta, e delle altre Selfies nel PRIMO EPISODIO della serie a puntate. Per sapere tutti i segreti di Maddalena, Jaykill e le Selfies segui la serie a puntate SEX AND THE SELFIESOGNI GIOVEDÌ su Filosofiga.

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