Illustrazione, disegno ragazze che brindano con vino

EP. 1: L’INIZIO DEL COINQUILINAGGIO E LE SELFIES (PARTE 1). Mad e Frida.

Sento dei passi sul pianerottolo, rumore di tacchi spessi, scarpe di una volta: niente spillo, niente plateau. La chiave gira nella toppa. È sicuramente Frida, non ci sono dubbi. Adoro riconoscere le mie amiche da come rientrano all’ovile.

«Tesorooooo sono a casaaaaa» grida in direzione del salotto.
«Cazzo ti urli che sono qua» le dico facendo capolinea da dietro il paravento che divide l’ingresso dal mio studiò, dando un colpetto alla sedia girevole.
«Ah eccoti. Versione “topo marcio” eh stasera?»
«Certo. Casa-pioggia-compiti da correggere. Tu invece sembri un carciofo con quel cespuglio ispido che ti ritrovi in testa.»
«Bando alle ciance. Guarda che c’è un tizio sotto. Deve essere uno dei tuoi.»
«Ah. E com’è fatto?»
«Senti, non l’ho guardato bene, ci mancava pure che mi fermasse per chiedermi se tu fossi in casa. Lo sa che viviamo insieme?»
«Ma se non so nemmeno di chi stai parlando!»
«Del tizio qui sotto che fa la posta!»
«Ho capito, ma chi è?»
«Ah se non lo sai tu, Mad, figurati io.»

Scoppiamo a ridere. La regola è che non si regalano informazioni ai bellimbusti. Nemmeno sotto tortura.
«Comunque aveva la faccia derelitta. Mi è sembrato un ragazzetto.»
«Amica per te sono tutti ragazzetti!»

Frida ammicca un po’ lusingata dalla mia battuta, posa la grossa cartella da architetto e mi fa cenno di prendere il mio plico di fogli e di seguirla in cucina. Ci versiamo due vasche di vino bianco, lei computer alla mano, io mille carte, continuiamo a lavorare sedute una di fianco all’altra sugli sgabelli del bancone. Brindiamo a questa meravigliosa vita insieme, tra amiche sorelle e complicità silenziosa.

Suonano al citofono. Oh no, è lui. Si è deciso, allora.

Frida sbuffa e si alza in piedi ma la testa le rimane incollata al computer, col collo in tensione. In questa posizione sembra proprio un fenicottero. La risiedo sullo sgabello con una piccola pressione sulla spalla, tanto so che il suo era solo un gesto di cortesia e che non si sarebbe mai allontanata dal suo progetto.
«Non rispondere. Non ho voglia, devo finire di correggere questi compiti in classe, non ho tempo. E poi sono in versione topo marcio.»
«Ok, ma diglielo almeno.»
«Scherzi? Se uno si presenta qua sotto senza avvisare e senza essere invitato, come minimo lo mollo giù ad ammuffire per qualche ora.»
«Che troia».

Me lo dice con tono piatto, neutro, come una constatazione amichevole, senza distogliere l’attenzione dalle foto delle sue opere d’arte cui sta modificando la luce. Poi ci ripensa e mi lancia uno dei suoi sguardi provocatori, di sottecchi, con quelle fessure da lince pazza che vogliono dire: “Sei una grande, Mad”.

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[Disegno di Anna]

Torno ai miei compiti: perché scrivono così male questi sedicenni del classico? Ma si può? Se fosse per me, filosofia, italiano o matematica, qualsiasi cosa tu scriva, se c’è un errore di ortografia il voto è 2. Oppure, in alternativa, cestino. Purtroppo, però, sono una supplente quindi non lo posso fare e mi tocca badare solo al contenuto. Giro la matita doppia dal lato rosso e traccio una croce rovente. Poi faccio un grande sorso rinfrescante dalla vasca di vino.

Suonano di nuovo al citofono.
«Insistente, il ragazzino». Dice Frida, sempre con gli occhi incollati allo schermo.
«Lo vedi che funziona? Se suona due volte è testardo, vuol dire che ha carattere, che non si caga sotto e che vuole davvero vedermi.»
«Chiaro, ma se suona tre è uno sfigato.»

Sono davvero contenta di sapere che dopo tutti questi anni continuiamo a essere d’accordo sulle cose importanti.

Faccio un’altra golata di nettare scintillante per riprendermi dallo choc dell’ultima verifica e passo a un altro foglio protocollo, decisamente migliore. C’è un’atmosfera davvero soffusa nella nostra mansarda: la luce che penetra dalle piccole finestre è sempre più rarefatta; si capisce che siamo all’inizio dell’autunno, all’inizio dell’anno, all’inizio di ogni cosa. Vengo interrotta di nuovo: questa volta è il rumore del campanello della porta.

«Oh Gesù, sarà mica salito fino a qua. Mad, se devi lavorare mandalo via, se no piantala con ‘sti giochetti da demente.»
Drrrrrriiiiiiiiiiiiiiiiiiiin. S’è attaccato al campanello. Evabbene, tanto ormai sono deconcentrata. Comunque sul serio non so chi possa essere.
Mi avvicino a passo MOLTO lento all’ingresso e sento battere i pugni sul legno blindato. Che screanzato! Vuole buttare giù la porta?!

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Fai la conoscenza di MADDALENA, la nostra sexy Cappellaia matta, e delle altre Selfies nel PRIMO EPISODIO della serie a puntate. Per sapere tutti i segreti di Maddalena, Jaykill e le Selfies segui la serie a puntate SEX AND THE SELFIESOGNI GIOVEDÌ su Filosofiga.

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