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EP. 16: CHI L’HA DURA LA VINCE. Il bacio tra Mad e Dorian.

Che strazio questa storia con Dorian: mi ha fatto sudare sette camicie in queste ultime due settimane. Dopo la prima uscita e lo scambio di messaggi, è stato tutto un susseguirsi di eventi strani, proteiformi, confusi come sempre. Conversazioni surreali. Durante una nottata passata a rincorrerci tra i locali senza mai incontrarci – entrambi troppo orgogliosi, troppo testardi per cedere alle richieste dell’altro – ha blaterato qualcosa ubriaco al telefono sul fatto che lo trattassi come un toy-boy.
Dorian, non ci siamo nemmeno sfiorati. Toy-boy un paio di palle!

Un tira e molla continuo e logorante, un gioco al rilancio, una battaglia navale in cui si mira al punto più debole. Giorni e giorni perduti a decifrare rebus comunicativi e crittogrammi emotivi. Lui, sempre più enigmatico e sfuggente; io, sempre meno in me, immersa in una bolla di totale incoscienza, incapace di comprendere gli eventi, in preda a un furore maniaco e incontrollato, a un’euforia tutt’altro che gioiosa, alla smania di respirare la sua stessa aria, senza mai riuscirci.

Stamattina, tuttavia, succede l’insperato: un suo messaggio mi sveglia di soprassalto.
“Ci vediamo tra 5 minuti in zona universitaria per un caffè?”
Un accesso di adrenalina alla bocca dello stomaco mi accende immediatamente il cervello. So che stavolta non posso dirgli di no e che devo farmi trovare pronta. Bisogna agire, qui. Stiamo oscillando da fin troppo tempo lungo il filo sottile sopra il burrone, equilibristi del corteggiamento spietato. Ma ora, o si cade dalla parte del precipizio della passione, o si cade (si s-cade) dall’altra, dove la distanza tra i nostri due corpi rimarrà incolmabile.
Ora o mai più.
Gli rispondo in fretta: “Va bene, io sono già qui. Finisco di inviare un paio di mail e arrivo in 15.”

Mi butto giù dal letto e in 5 minuti sono vestita, truccata e fuori casa. Faccio una corsa pazza fino all’università. Sì, Dorian, ho fatto questo per te, sappilo.

Allo scoccare del quindicesimo minuto, passo dalla porta sul retro ed esco dallo scalone principale fresca come una rosa, raggiante, con un maglione sformato che mi fa da vestito, le labbra rosso ciliegia. In realtà sto di merda, sono sconvolta. Tra la corsa, il mancato caffè mattutino e l’emozione lancinante, mi si sta abbassando spaventosamente la pressione. Ho solo il tempo di realizzare che non posso sprecare quest’occasione. Perché lì, in fondo ai gradini, c’è lui, nel suo cappotto color cammello, la sigaretta in bocca, bellissimo e inviolato, non so dire altro.

Mi sta guardando di sottecchi – per una volta sono io a essere più in alto di lui. Un raggio di sole primaverile gli ferisce l’iride chiara, costringendolo a serrar le palpebre e a spostarsi leggermente. Vede che l’ho notato e, con mia grande sorpresa, tirando giusto un po’ le labbra, mi regala il più bel sorriso beffardo e dolce che abbia mai visto. È contento di vedermi, in fondo.

Passeggiamo lungo il fiume, uno di fianco all’altra, senza toccarci, verso un jazz bar.
Le uniche città dove valga la pena vivere hanno il fiume. Senza il fiume, non esistono passeggiate come questa. Io mi lascio portare, priva di volontà, seguendo le sue grandi falcate che ne fanno due delle mie. Non so cosa dirgli, non sono preparata. Vorrei essere lucida, grandiosa, sexy da morire. Invece non riesco a fare altro che squittire e agitarmi come un piccolo topolino incastrato nella trappola. Con lui non sono me stessa. Non so nemmeno cosa sia me stessa, quando c’è lui.

Prende un caffè corretto. E anch’io lo prendo, perché ho davvero bisogno di un goccetto per tirarmi su. Ci guardiamo, seduti uno di fronte all’altra, nel pallido e ancor freddo sole di questo inizio primavera. Ci studiamo. Sembra leggermente sotto pressione: continua a tamburellare con la gamba. Eppure, non abbatte la muraglia d’intangibilità che ci divide. E, così come sono, al lato opposto del tavolo, non posso nemmeno sentire il suo odore. Qualcuno deve sbloccare la situazione. Spero proprio che sia lui a decidersi, perché io non ce la sto facendo. Dorian è la mia criptonite: la sua semplice presenza mi annienta. Non c’entra niente cosa dice o cosa fa. È del tutto irrilevante.

Forse è una questione ormonale. Da un lato, non posso staccarmi da lui, dall’altro, non sono in grado di allungare un solo dito per comunicargli qualcosa, qualsiasi cosa… nemmeno un sospiro che gli faccia capire quanto mi piace. Niente. Non faccio assolutamente una bega di niente. È una sensazione disgustosa e insieme elettrizzante… del tutto nuova per me. Questa è l’arte sottile e perversa di due persone che, piuttosto che esporsi quel pelino di troppo, si sparerebbero.

Nemmeno lui fa la prima mossa, ma so che stiamo pensando la stessa cosa, perché ci lecchiamo le labbra in continuazione e le nostre tempie pulsano. Stiamo aspettando un sottile cambiamento nel nostro campo magnetico. Io e Dorian: entrambi poli negativi, che dovrebbero respingersi e purtuttavia si attraggono irresistibilmente. Nel caffè si diffonde un ritornello di Louis Armstrong che fa più o meno così:

“Dammi le tue labbra, quelle labbra che mi dai solo in prestito.
Amami stanotte, lascia che il diavolo prenda il domani…”

Presto l’orecchio alla canzone e… Eccolo, il lieve cambiamento nell’aria che aspettavamo.
Prendi la palla al balzo! penso. E non so se lo sto dicendo a me o a lui.
Mi mette una mano sul ginocchio… E… Niente. Si alza e se ne va.
Non ci si può credere. Si è di nuovo alzato e se n’è di nuovo andato.
E io non sono riuscita a trattenerlo.
Inizio ad abituarmi a vedere solo la sua schiena. Dannazione!
Tutta ‘sta corsa, ‘sta agitazione, ‘sta fatica per nulla. Grandi aspettative, un’ansia colossale, e lui non si è mosso di un millimetro, come sempre, del resto. Penserà mica che mettermi una mano sul ginocchio sia sufficiente?! Però, che bella schiena… Accidenti!

Mi alzo anch’io, desolata e triste, e torno in università. Mi siedo in un’aula vuota, non so perché. Cerco di capirci qualcosa. Forse è timido. O forse è solo un sadico di merda. Oppure… l’ha bloccato il rossetto? Mi dà l’impressione di essere uno che non vuole sporcarsi le labbra. Però anche lui è deluso, lo so. Non può non esserlo. Non sta succedendo un cazzo da settimane. Non è successo niente nemmeno oggi.
È finita. Non ci vedremo più. Non è scattato niente. È evidente, cazzo. Seguirà grande mestizia.
Mentre penso, mi arriva un suo messaggio: “Tutto qui?”
Mi rimbalza il cuore nel petto.

Vedi che non gli bastava?! Lo sapevo.
Ok, Mad, è il momento. Ci vuole ingegno e sangue freddo. Lui non si è affatto sbilanciato: il suo messaggio potrebbe non significare niente, o non quello che pensi tu, perlomeno. Quindi, mi raccomando, non ti esporre troppo. Hai pochi secondi per rispondere. Sbrigati, Mad!

Riesco a partorire un messaggio che mi aggrada: “Se vuoi il permesso ce l’hai.”
Mi risponde subito: “Ci vediamo di nuovo al caffè, ma ho solo 5 minuti.”
Che cazzo c’hai sempre da fare, cazzo di Dorian?!
Rispondo: “Ok. Io vengo lì. E vengo senza rossetto. Una cosa a testa.”

Non cedi proprio mai, eh, Maddalena? Sei una testa di rapa. Sei tu che continui a perpetuare questo giochetto delle balle… lo sai, vero? Poi non ti lamentare.
Sì, lo so, ma è più forte di me. Se faccio crollare il mio ultimo baluardo di resistenza nei suoi confronti, finisco per stendermi a terra come uno zerbino, pregandolo di pulirsi le scarpe su di me. No! Devo difendermi con le unghie e coi denti e non dargli a vedere che non aspetto altro che un suo cenno, per lasciarmi finalmente andare.

Mi tolgo il rossetto passandomi maleducatamente la manica del maglione sulla bocca ed esco dallo scalone di prima, combattiva. Opto per una strada diversa, leggermente più lunga, passando da una viuzza. Giusto per riprender fiato un secondo. Sono in un turbinio di emozioni smodate. I miei piedi vanno da soli. Quando svolto in una piccola via con l’acciottolato… mi prende un colpo: a qualche metro di distanza, c’è Dorian, che cammina nella mia direzione.
Ha avuto la mia stessa idea di passare da dietroE adesso?

Noto un leggero sussulto nella sua andatura, quando si accorge che sono io quella al fondo della strada. Si blocca un secondo e poi affretta il passo. Io, invece, lo rallento. È una reazione automatica: sono terrorizzata. Non ho la più pallida idea di cosa fare. Rallento così tanto da fermarmi, paralizzata. Chissà se ha capito cosa volevo dire col messaggio delle labbra rosse… Oddio. Chissà se mi mollerà di nuovo qua come una cretina, immobile, in mezzo alla strada… Oddio, è qui.

Arriva a un centimetro da me. Mi prende il viso tra le mani. Si abbassa e – senza dire una parola – mi bacia.

Vado in visibilio. I suoi capelli sanno di fumo, il suo collo di alcol, le sue labbra di fragola. La sua lingua non lo so, perché è un bacio solo di labbra su labbra. Dio che labbra! Svengo. Sono morbidissime, calde. Sono leggere. Non è un bacio appassionato: è un bacio esplorativo, timido. Eppure mi sta dando le vertigini. È lui che mi sta baciando, non io. Apro gli occhi. Lo voglio guardare mentre mi bacia. Vedo le sue ciglia trasparenti, le sue mani che tengono il mio viso, la conca delle guance che si incava sempre di più mentre muove la mascella su di me. Dura un centesimo di secondo o forse un’eternità. Ha ragione la mia amica Alma: nulla batte un primo bacio.

Poi si stacca.
Esiste un tempo del bacio. Avete presente? Si sente quando un bacio è finito. E questo non era affatto finito. Mi ha lasciato così, a mezz’aria.
Apre anche lui gli occhi. Sono diversi da prima, ma sempre freddissimi, imperturbabili: ora sono verde metallizzato, come un ghiacciaio che si frantuma al sole. Questi occhi mi fanno tremare le gambe, mi fanno perdere la bussola. Ha ancora le mani sul mio collo. Per un istante, il ghiaccio del suo sguardo si scioglie in un fugace guizzo di tenerezza, come a dire: “mi spiace dover andar via”. Ma ovviamente non dice niente. Restiamo ancora in silenzio, a guardarci. Non so dove trovo il coraggio, ma decido di andarmene io, questa volta.

Non mi volto indietro, resisto fino all’angolo, completamente stordita, e poi, finalmente, erompo in un salto di gioia estrema. Come in un film, grido YESSSS! facendo la danza della vittoria. La gente mi guarda, allibita. Felicità dirompente, incontenibile. FELICITÀ MAXIMA. Torno a casa baciata dal sole, baciata da Dorian, con un sorriso ebete stampato in faccia. Più stupenda giornata non c’èeee. Oggi il sole splende per meeeee Zip-e-di-du-da Zip-e-di-eeee!

Mi butto sul letto e fisso un punto nel cielo, fuori dalla mia stanza. Farfalle nello stomaco. Vecchie amiche che credevo defunte. Mannaggia, son fregata! Non ricordo dove ho tenuto le mani mentre mi baciava – ero tutta nella mia bocca, tutta nel suo sapore – ma posso ancora gustare nella mia bocca quel dolceamaro che mi ha lasciato. La punta dolce sa di timida conquista; quella amara di tutto il non fatto, il non detto, il non avuto, il non dato e il non ricevuto dalla vita. Ascolto in loopKiss of fire” di Louis Armstrong e penso che son proprio fregata.

I touch your lips and all at once the sparks go flying
Those devil lips that know so well the art of lying
And though I see the danger, still the flames grow higher
I know I must surrender to your kiss of fire

Just like a torch, you set the soul within me burning
I must go on, I’m on this road of no returning
And though it burns me and it turns me into ashes
My whole world crashes without your kiss of fire

I can’t resist you, what good is there in trying?
What good is there denying you’re all that I desire?
Since first I kissed you my heart was yours completely
If I’m a slave, then it’s a slave I want to be
Don’t pity me, don’t pity me

Give me your lips, the lips you only let me borrow
Love me tonight and let the devil take tomorrow
I know that I must have your kiss although it dooms me
Though it consumes me, your kiss of fire.

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Non conosci i personaggi, né l’inizio della storia?

Fai la conoscenza di MADDALENA, la nostra sexy Cappellaia matta, e delle altre Selfies nel PRIMO EPISODIO della serie a puntate. Per sapere tutti i segreti di Maddalena, Jaykill e le Selfies segui la serie a puntate SEX AND THE SELFIESOGNI GIOVEDÌ su Filosofiga.

Se vuoi conoscere la storia tra Mad e Dorian, inizia dal primo incontro.

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